Aci Trezza: terra di miti, letteratura e meraviglie

Splendore naturale che lascia senza fiato, influsso ammaliante di antichi miti e memoria letteraria e cinematografica: sono tanti in Sicilia i piccoli borghi che hanno una grande importanza nel panorama culturale italiano e che, al contempo, sono così incantevoli che non visitarli è davvero un peccato. Aci Trezza rientra sicuramente tra questi.

 

Frazione del comune di Aci Castello, in provincia di Catania, Aci Trezza conta circa 4000 abitanti e si affaccia sul versante orientale dell’isola. È nota per essere il luogo in cui sono stati ambientati il romanzo I Malavoglia di Giovanni Verga e il film La terra trema di Luchino Visconti. L'origine del suo nome è dubbia. Un’ipotesi lo fa derivare dalle tre cime (in dialetto “tri pizzi”) dei faraglioni che si ergono di fronte alla costa. Una teoria, invece, indica l’origine nelle fabbriche di laterizi che avrebbero dato il nome alla contrada, Acis Lateritie, e un’altra nello scoglio che si trova «a venti passi dalla ripa», come scrive Saro Bella, chiamato Trizza.

 

A proposito dei faraglioni di Aci Trezza, questi sono i protagonisti di uno dei passi più celebri dell’Odissea di Omero. Il mito racconta che Ulisse, accecandolo, scatenò l’ira del ciclope Polifemo, il quale lanciò otto enormi massi al largo nel tentativo di affondare l’imbarcazione sulla quale gli uomini di Ulisse si allontanavano. Questi “proiettili” di pietra, conficcandosi nel fondale, diedero origine ai faraglioni che oggi attirano migliaia di turisti. Qui è ambientato anche il canto III dell’Eneide di Virgilio, che narra l’incontro tra il troiano Enea e il greco Achemenide, ex compagno di Ulisse, dimenticato dai compagni nella terra dei Ciclopi durante la fuga narrata dall’Odissea.

 

Per preservare questo stupendo paesaggio dal sapore mitologico è stata istituita l'Area Marina dei Ciclopi, che si protegge una superficie di oltre 600 ettari, comprendendo l'Isola Lachea, il Faraglione Grande e il Faraone degli Uccelli. Si possono effettuare immersioni guidate per poter ammirare la magia dell'ambiente naturale, contraddistinto dagli effetti vulcanici sotto il livello dell'acqua, oltre da caratteristici esemplari di fauna marina e centinaia di tipi di alghe.

 

Recarsi ad Aci Trezza significa imboccare un percorso magico, scoprendo i volti della Sicilia antica che ha saputo mantenere inalterato il fascino di un tempo. La zona dove sorge oggi il paese era il cuore dell'antica città siceliota di Xiphonia. A nord, al confine con l'attuale paese di Capo Mulini, sfociava il fiume Aci ‒ che dà parzialmente il nome al paese e ad altri limitrofi ‒ anch’esso legato a un mito: un giovane pastorello amava, ricambiato, la bellissima ninfa del mare Galatea. Il crudele Polifemo, geloso di questo sentimento, uccise senza pietà il povero Aci scatenando il dolore di Galatea. Gli dei, commossi, tramutarono Aci in un fiume, così che lui e Galatea poterono incontrarsi in mare.

Le diverse ancore e anfore che si trovano nei fondali della Riviera dei Ciclopi e il relitto di nave romana al largo di Aci Trezza attestano che nel periodo romano divenne un luogo di transito e approdo.

 

Il paese venne ufficialmente fondato alla fine del XVII secolo dal nobile palermitano Stefano Riggio, proprietario dal 1672 della città di Aci Sant'Antonio e Filippo. Inizialmente nato come approdo marittimo del principato dei Riggio, presto, grazie alle iniziative del principe Stefano II, divenne centro della vita commerciale locale. La comunità venne gestita da Stefano Riggio fino al 1678, dai suoi discendenti e da Luigi Riggio Branciforte fino al 1757. Quest'ultimo, però, risiedette in Spagna dove agli ordini del re Filippo V ricoprì incarichi di rilievo, rientrando solo in tarda età, quando fece costruire altre case, magazzini e officine per i bastimenti e una strada carrabile per unire Aci Trezza con il resto dei quartieri del feudo, una delle prime carrozzabili del territorio etneo. Nel 1792 il feudo divenne territorio libero. La fine della dinastia Riggio portò il paese in un periodo di decadenza. Nel 1821 gli abitanti scatenarono una rivolta contro la città di Acireale a causa dei maceratoi di lino e canapa nella frazione di Capo Mulini, che rendevano l'aria malsana in concomitanza al colera. La "guerra dei maceratoi" si risolse con la chiusura delle vasche nel 1825. Il decreto del Re delle Due Sicilie Francesco I sancì la separazione di Aci Trezza e Ficarazzi da Aci San Filippo e Catena, per essere però accorpata ad Aci Castello il 15 settembre 1828. La cittadina mantenne comunque una certa autonomia, ufficialmente modificata alla nascita del Regno d'Italia.

 

L’omaggio a I Malavoglia è testimoniato dalla Casa del Nespolo, un museo ospitato in una vecchia abitazione dalla struttura architettonica tipicamente siciliana della metà del XIX secolo. Il cortile, un piccolo orto e l'ingresso con un arco in pietra lavica introducono il visitatore nell’edificio, articolato in due stanze. La prima raccoglie fotografie, locandine e varie testimonianze del capolavoro cinematografico di Visconti del 1947. La seconda ospita reperti relativi al mondo dei pescatori trezzoti della metà dell'Ottocento, con una raccolta di antichi strumenti di lavoro e suppellettili della vita quotidiana. Da non perdere le foto scattate da Giovanni Verga e la raccolta di lettere al fratello Pietro.

 

Vicino alla Casa del Nespolo si trova la Chiesa di San Giovanni Battista, immortalata da Visconti nel suo film. La facciata è caratterizzata dal campanile a vela centrale e dal campanile turrito posto di lato. Ci sono poi l'Edicola della Madonna della Provvidenza del XVIII secolo, la più antica cappella del territorio, e l'Edicola della Madonna della Buona Nuova, del secolo successivo. Altri interessanti edifici da ammirare sono la vecchia Fattoria del Feudo, una grande casa padronale dove si vistano il frantoio, la stalla, il pollaio, la limonata e altri caratteristici ambienti; la Casa Merra, a ridosso del porto, un tempo una locanda molto frequentata, e la Torre dei Faraglioni, luogo di avvistamento per contrastare le incursioni piratesche.

 

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