Santa Margherita Belice: nel ricordo di Tomasi di Lampedusa

Nel giro di pochissimi mesi dalla sua pubblicazione, divenne un vero caso letterario per la sua “anomalia di genere”, la sua singolare genesi e il suo triste epilogo di “opera orfana” (dato che il suo autore morì l’anno precedente): Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa è considerato uno dei più importanti romanzi di sempre della letteratura italiana e internazionale. Tra gli innumerevoli spunti di riflessione che offre, vogliamo concentrarci su uno dei luoghi della storia del romanzo che è anche un luogo della storia personale di Lampedusa, ovvero Santa Margherita di Belice.

 

Si tratta di un piccolo paese collinare di poco più di 6300 abitanti nella zona sud-occidentale della Sicilia, in provincia di Agrigento, tra i fiumi Belice, Senore e Carboj. Qui Giuseppe Tomasi, nato a Palermo e discendente di una famiglia aristocratica influente e ricollegabile alla famiglia Leopardi di Recanati, trascorse alcune estati e anche inverni durante i primi anni della sua vita nell’immensa residenza di Palazzo Cutò, ereditata dalla madre. Lo scrittore fu realmente innamorato di questo paese e della casa nella quale dichiarò di aver vissuto i momenti più belli della sua infanzia, al punto che ambienterà una parte della sua più famosa opera proprio in quella dimora. Nel suo libro Racconti, pubblicato anch’esso postumo come tutta la sua produzione letteraria e saggistica, si avverte nitidamente il suo attaccamento a Santa Margherita, che definisce “il Paradiso Terrestre e perduto”. Distante da Palermo meno di cento chilometri ma al tempo raggiungibile dopo ben dodici ore di viaggio, Santa Margherita Belice per Giuseppe Tomasi rappresentò un rifugio di serenità. Le vicende familiari, l’epidemia di colera in Sicilia, gli studi, la guerra e l’amore lo porteranno sempre più distante fisicamente da essa, ma non umanamente.

 

Abitata sin dall’epoca preistorica da Sicani e poi Greci e Romani, durante la dominazione degli Arabi in Sicilia nel territorio dove adesso è collocato il paese probabilmente sorse il casale di Manzil-Sindi (dal nome del condottiero Muhammed-ibi-as-Sindi) che successivamente, i Normanni chiamarono “Misilindino” o “Misirindino”. La fondazione dell’attuale Santa Margherita Belice avvenne il 2 giugno 1572 grazie al barone Antonio Corbera, su concessione del re di Spagna Filippo II per sua richiesta di una maggiore popolazione nel posto. Nel 1610, il suo successore, Filippo III di Spagna, diede il nome di Santa Margarita al paese. Con l’insediamento dei principi Filangieri, subentrati ai baroni Corbera e antenati per il lato materno di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, il villaggio si sviluppò con la costruzione di diversi edifici e facendone aumentare la popolazione e l’attività economica. La famiglia dei Filangeri assunse un ruolo di spicco nella politica siciliana, tant’è che annovera ben tre viceré della regione. Nei secoli seguenti, con la caduta della monarchia e lo spostamento verso le città più popolate, il centro perse a mano a mano di importanza. Il 15 gennaio 1968 un fortissimo terremoto si abbatté sul territorio del Belice, distruggendo gravemente Santa Margherita e mutando definitivamente lo stile di vita dei suoi abitanti. Pochi anni prima, nel 1963, il regista Luchino Visconti vi girò buona parte delle scene del film Il Gattopardo, ispirato al romanzo lampedusiano, vincitore della Palma d'oro al Festival di Cannes.

 

Visitare Santa Margherita Belice significa approcciarsi alla storia e all’arte siciliane più rappresentative e molti sono i luoghi d’interesse che non possono sfuggire ai turisti. Prima tappa fondamentale è sicuramente Palazzo Filangeri di Cutò, conosciuto come Palazzo Gattopardo, costruito nel XVII secolo dai Corbera e abitazione del Lampedusa nei suoi soggiorni d’infanzia. Pesantemente danneggiato dal terremoto, fu parzialmente ricostruito e oggi ospita il Municipio, il Museo del Gattopardo, l'Istituzione Parco Letterario Giuseppe Tomasi di Lampedusa e il Teatro Sant'Alessandro. Nel Museo è conservato il manoscritto originale dell’opera con le correzioni dell’autore e sono esposte le lettere, gli appunti, la documentazione e le foto d’epoca dello scrittore; grazie alla presenza di postazioni multimediali, inoltre, è possibile approfondire i saggi critici e i film dedicati a Il Gattopardo. Un nastro con la voce registrata dello scrittore accompagna il percorso del visitatore. Infine, è anche rappresentata, attraverso delle statue di cera, una scena del film di Visconti. Uno dei luoghi legati al romanzo è il meraviglioso giardino di circa 4100 metri quadrati adiacente al Palazzo Filangeri di Cutò, realizzato nel XVII secolo. Vi si trovano quattro fontane, una serra e una voliera e il Dipartimento di Scienze Botaniche dell'Università di Palermo vi ha individuato 86 diversi tipi di piante, di cui 15 specie rare.

 

Oltre agli edifici collegati direttamente a Giuseppe Tomasi, Santa Margherita Belice offre altre attrattive, come il Museo della memoria; costruito sulla ristrutturazione dei ruderi dell’ex Chiesa Madre distrutta dal sisma, al suo interno si trovano centinaia di toccanti fotografie che della valle del Belice e dei suoi nove paesi com’erano prima del terremoto del 1968, le immagini dei primi soccorsi e dei volti dei sopravvissuti e una sala multimediale in cui viene proiettata una serie di video che illustrano la storia della Valle del Belìce da prima del terremoto ai giorni nostri. Altro luogo di fascino è la Villa Comunale, descritta nei Ricordi di Lampedusa, nel quale si ergono il tempietto a pianta circolare del “Café House”, costruito nell’Ottocento, e la statua di Flora. Infine, meritano attenzione il Parco della rimembranza, un tempo appartenente alla chiesa e al convento dei Padri Riformati, oggi una delle zone verdi più belle del paese, e lo storico Quartiere San Vito, miracolosamente sopravvissuto al terremoto e di cui restano solo i ruderi.

 

Per Giuseppe Tomasi, un altro luogo che rappresentò le sue radici e che influenzò sensibilmente il suo lavoro di scrittore fu Palma di Montechiaro, comune dell’agrigentino di circa 22.500 anime, distante da Santa Margherita Belice un centinaio di chilometri e dove la famiglia Tomasi possedeva numerose proprietà. Infatti, il paese ispirò il mondo di Donnafugata, dove sono ambientate gran parte delle vicende del suo romanzo. Nel centro storico di Palma di Montechiaro è possibile ammirare il bellissimo Monastero delle Benedettine dove ancora le monache preparano e vendono gli stessi dolci di mandorla che ne Il Gattopardo la madre badessa offriva al principe nelle sue visite; il Santuario di monte Calvario, voluto dal duca Giulio Tomasi, antenato di Giuseppe e uno dei fondatori della cittadina, che volle ricreare simbolicamente il percorso che Gesù compì dal palazzo di Pilato al Golgota; il Palazzo ducale, con i suoi soffitti a lacunari lignei dove si può scorgere lo stemma della famiglia Tomasi; Palazzo degli Scolopi, oggi sede degli uffici del Comune, uno dei più eleganti del patrimonio tardo-barocco, e la stupenda Chiesa madre di Maria Santissima del Rosario, le cui colonne marmoree rosse sono menzionate ne Il Gattopardo, che conserva nella sagrestia gli antichi registri del paese e le raffigurazioni degli avi di Giuseppe Tomasi.

 

Due paesi, Santa Margherita e Palma, che hanno tantissimo da raccontare resistendo ai secoli e che non possono sfuggire a un lettore appassionato della nostra letteratura!

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